Ricerca sociologica sul fenomeno dell’Incontro Nazionale delle Donne in Argentina. L’utilizzo del dato non standard nella ricerca sociale.

 

 

 

 

Nel 2016 la ricercatrice e sociologa Silvia Ventroni***ha partecipato al XXXI Encuentro Nacional de Mujeres  (Incontro Nazionale delle Donne) ospitato, per la terza volta nella storia dell’evento, dalla città di Rosario, nella provincia di Santa Fe, in Argentina.

Osservatorio Salute e Sicurezza ha deciso di incontrarla e di farsi raccontare il reportage da lei interamente curato e prodotto riguardo a questa esperienza, per comprendere se sia possibile esportare modelli replicabili in Italia per il reale contrasto alla discriminazione di genere.

L’intervista si focalizza sulla copiosa documentazione da lei raccolta, e proprio per questo motivo la sua narrazione merita di essere non solo ascoltata ma anche approfondita, divulgata e letta insieme come un viaggio proveniente dal cuore, dalle sue stesse parole, voce, suono, studio, scienza, mani, umanità.

 

Il viaggio. A cura di Silvia Ventroni.

 

“ L’Incontro Nazionale delle Donne è una riunione annuale che viene organizzata con lo scopo di affrontare il problema della discriminazione di genere. Dalla prima edizione *a oggi, il movimento è riuscito a coinvolgere in maniera autoconvocata e autofinanziata circa settantamila donne. Secondo le statistiche** di alcune Organizzazioni non governative, in Argentina la violenza domestica causa, in media,la morte di una donna ogni trentasei ore, ovvero di più di duecentotrenta donne ogni anno, senza contare i casi non denunciati.

 

Nonostante migliaia di donne “ingombrino” da ormai trentun anni diverse città del paese, i più importanti enti argentini di comunicazione di massa non diffondono alcuna informazione riguardo all’incontro. I mezzi di comunicazione nazionali vengono quindi identificati come egemonici, complici di occultare le violenze di genere. Nonostante questo, l’Incontro Nazionale delle Donne è riuscito nel corso degli anni a creare numerose reti di partecipanti attraverso il lavoro congiunto con altre organizzazioni. Il richiamo alla partecipazione sembra rappresentare il modo più efficace per ottenere un coinvolgimento attivo e volontario.

 

Metodologicamente, la ricerca è stata impostata su un approccio di studio non standard, combinandole tecniche dell’osservazione partecipante e delle storie di vita alla sociologia visuale.

 

  1. Osservazione partecipante

 

La tecnica dell’osservazione partecipante mi ha permesso di analizzare le dinamiche di gruppo presenti all’interno di seminari, concepiti come gruppi di dibattito autogestiti composti da un massimo quaranta donne, le quali si impegnano a discutere sul problema della violenza di genere focalizzandosi su uno specifico tema stabilito in precedenza. I seminari costituiscono un modello di partecipazione democratica, pluralista e orizzontale, e vengono organizzati ogni anno per discutere di possibili piani d’azione contro la tratta delle donne, l’aborto abusivo e il femminicidio.

Durante i dibattiti le partecipanti condividono nel gruppo i problemi che ciascuna di loro vive nella propria quotidianità, e successivamente vengono condivise idee e possibili soluzioni. Al termine delle tre giornate di dibattiti, la segretaria di ogni seminario ha il compito di ufficializzare le decisioni definitive prese dal gruppo. Il metodo utilizzato è quello del consenso, concepito come il frutto di un lavoro collettivo, sebbene per alcune delle partecipanti la votazione rappresenti un sistema di scelta migliore. Durante il trentunesimo Incontro, circa settantamila donne hanno preso parte ai sessantanove seminari e alle centoquaranta attività culturali di vario genere organizzate nelle aule di biblioteche, università, scuole, piazze, e sale di enti pubblici date in concessione alla manifestazione dalla municipalità di Rosario.

I seminari hanno tutti la stessa struttura organizzativa e lo stesso numero di componenti. Ciò che li differenzia è il tema sul quale le donne si confrontano. Per questo motivo,ho partecipato ai seminari che ritenevo potessero essere di mio maggiore interesse, per osservare le dinamiche sociali in atto.

L’utilizzo di questa tecnica mi ha permesso di analizzare il gruppo senza modificare la spontaneità delle situazioni osservate e di attivare un processo di immedesimazione grazie al quale ho potuto instaurare un rapporto di interazione personale con le altre partecipanti.

 

2.Tecnica qualitativa biografica: storie di vita

 

La seconda tecnica utilizzata è stata la registrazione delle storie di vita.

La combinazione tra la tecnica dell’osservazione partecipante e la registrazione delle storie di vita è stata possibile grazie all’impostazione strutturale dei seminari. Il comitato organizzatore dell’incontro identifica in essi degli ambienti protetti in cui ogni donna può testimoniare riguardo alla propria esperienza di vita, il proprio orientamento sessuale, gli episodi discriminanti subiti in casa, per strada, al lavoro, e commentare i messaggi sessisti che vengono trasmessi in televisione e dai mezzi di comunicazione.

 

La registrazione delle storie di vita ha prodotto i seguenti risultati di ricerca:

 

  • il confronto libero in un ambiente protetto si configura come l’elemento fondamentale per avviare un processo sociale contro la  discriminazione di genere;

  • creare un contesto di fiducia reciproca in cui ogni partecipante può raccontare la propria storia, o ascoltare le storie delle altre senza avere l’obbligo di raccontare la propria,  fa emergere dall’interazione del gruppo le caratteristiche oggettive del fenomeno ed elimina la sensazione di soggettività del problema;

  • partire da un’analisi strutturale dei racconti individuali è propedeutico per individuare il senso di consapevolezza della comunità    

3. Visual Sociology

 

La notte di domenica 9 ottobre 2016, al termine del XXXI Incontro, donne e uomini provenienti da tutta l’Argentina si sono uniti nella manifestazione finale, insieme alle protagoniste dei seminari. In questo contesto, ho prodotto del materiale fotografico per arricchire la cornice narrativa della testimonianza testuale.  Il racconto iconografico ha permesso di rafforzare l’indagine sul piano euristico: attraverso le immagini si evince come i dibattiti siano riusciti a creare una consapevolezza condivisa del problema. Le fotografie esprimono visualmente la forza dell’interazione sociale creatasi nelle aule e ribaltatasi poi nelle piazze, che non è venuta meno neanche durante e dopo la forte repressione che la polizia ha esercitato sulla folla, attaccandola con pallottole di gomma, lacrimogeni e gas urticante.

 

Nel corso degli anni, l’organizzazione delle donne che dà annualmente vita a questo Incontro è riuscita a realizzare numerose campagne di sensibilizzazione a sostegno dell’educazione sessuale che potessero fungere da strumento per prevenire le morti causate dalla mancanza del diritto all’aborto legale e programmi dedicati alla salute riproduttiva. Attualmente, l’organizzazione sta lavorando per inserire all’interno della Costituzione argentina norme che favoriscano il debellamento della discriminazione di genere.

 

Testimonianza di Carla Cassiba:

 

“Il ricordo più bello che mi porto di questo incontro è aver potuto guardare mia figlia di tre anni manifestare al mio fianco cantando e applaudendo. Noi donne abbiamo potuto sentirci libere e condividere un clima di unità e condivisione con la collettività e al fianco dei nostri figli. Per questo motivo difendo l’inesauribile lotta di queste donne, che si fanno ascoltare da uno Stato che vuole renderci invisibili.”

 

Il XXXII Encuentro Nacional de Mujeressi è svolto nella regione del Chaco, una delle zone più povere e disagiate del paese sudamericano.

 

 

* prima edizione dell’incontro risale al 1986

** Dati raccolti  nel 2016 da Organizzazioni non governative

***Silvia Ventroni è laureata in Comunicazione e Ricerca Sociale presso La Sapienza, Università di Roma.

Ha partecipato all’ultima ricerca comparata tra italiani e argentini del metodologo Alberto Marradi, di cui è allieva. Durante il periodo in Argentina ha condotto un’ indagine sui migranti sardi di prima e seconda generazione e l’indagine sul movimento dell’Incontro Nazionale delle Donne.

Attualmente si sta specializzando nell’analisi monovariata e bivariata dei dati e nella sociologia visuale.

Ulteriori approfondimenti sulle sue competenze si possono trovare sul profilo linkedin: https://www.linkedin.com/in/silvia-ventroni-77a1162b/

“Ringrazio Flavia Margaritelli per aver ritenuto importante condividere il metodo dell’Incontro Nazionale delle Donne in Argentina durante il convegno "Coppia, famiglia, violenza e identità religiose, e per aver pubblicato la mia ricerca all’interno del blog Osservatorio Salute e Sicurezza.

 

 

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