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IL CALO DELLE SEPARAZIONI NON è SEMPRE SINONIMO DI FELICITA'

  • 16 mar
  • Tempo di lettura: 1 min

Il calo delle separazioni (-9%) non è sempre sinonimo di felicità.

Sempre più coppie rimangono unite perché non possono permettersi due affitti separati.

La povertà assoluta colpisce il 12,8% delle giovani coppie. L’amore nel 2026 deve fare i conti con il portafoglio.

A questo si aggiunge anche il "Gender Gap" domestico.

La parità è ancora un miraggio. 6 donne su 10 dedicano ore alla casa ogni giorno.

Il 14,9% degli uomini ammette di non fare nulla tra le mura domestiche.

Lo squilibrio dei carichi di cura è una delle prime cause di risentimento e litigi.

Inoltre esiste il crollo della natalità

meno di 370.000 nati all’anno.

Non è (solo) mancanza di desiderio, ma incertezza sul futuro.

L’età media al primo figlio sale oltre i 32-33 anni. Si aspetta il "momento giusto" che spesso non arriva mai.

In pratica meno tempo per l'intimità, più stress economico e una comunicazione che fatica a trovare spazio tra lavoro e caro-vita. Eppure, la voglia di "stare insieme" resiste, pur cambiando forma.

Essere una coppia in Italia oggi è un atto di equilibrismo.

I dati più recenti di Istat e Censis (2025-2026) ci mostrano un quadro complesso: se da un lato calano le separazioni, dall'altro aumenta la difficoltà economica che "obbliga" alla convivenza.

La crisi non è solo nei sentimenti, ma strutturale: carichi domestici ancora sbilanciati e un costo della vita che mette a dura prova i progetti di famiglia.


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