ESISTE E SI CHIAMA VIOLENZA PUBBLICITARIA
- 19 ore fa
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Personalmente ritengo che sia arrivato il momento di parlarne in modo più diffuso.
C’è una forma di sopraffazione silenziosa che subiamo ogni singolo giorno, a ogni ora, su qualsiasi schermo: la violenza pubblicitaria.
Credo che si sia arrivati a un punto di saturazione insostenibile. La pubblicità ha smesso di essere un mezzo informativo ed è diventata un’aggressione sistematica ai nostri spazi mentali.
Pensiamo all’invasione dello spazio privato.
Continue interruzioni mentre si guarda un programma tv, un film e che dire dei banner che nascondono i testi degli articoli sui siti web, moltissimi spot che compaiono a metà di una canzone o di un messaggio vocale.
C’è poi un altro aspetto, quello della manipolazione dell'attenzione.
Una serie di algoritmi studiati al millimetro per intercettare le nostre fragilità desideri o bisogni, a seconda del punto di vista, e quindi il famoso ormai tracciare le nostre abitudini ed espropriarci dell'unica nostra risorsa il tempo.
A tutto ciò si aggiunge una bella dose di inquinamento visivo e cognitivo dai cartelloni giganti nelle città, targhe e manifesti alle notifiche pop-up ininterrotte sui telefoni.
Esiste ancora un momento o un luogo in cui ci sia concesso il diritto al silenzio e alla disconnessione? Secondo me non è solo "marketing" o "sostegno economico ai contenuti gratuiti", perché quando il messaggio commerciale diventa una specie di imposizione con la forza della frequenza e dell'invadenza, diventa una vera violenza cognitiva, emotiva in pratica psicologica.
Come fare per sensibilizzare l'opinione pubblica e chiedere regole più severe per difendere il nostro diritto alla concentrazione, alla privacy e alla pace mentale?
Esiste un diritto alla serenità mentale o il nostro spazio di pensiero è oramai merce in vendita?









































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