CARO SISTEMA IMMUNITARIO A TE CI PENSO IO. PROVE DI DECALOGO


In questi giorni dedicati al #covid19 sarebbe bello andare a dormire e risvegliarsi come se tutto fosse stato soltanto un brutto sogno.

Siamo tutti messi a dura prova su cosa fare, cosa non fare, quali regole seguire, in che modo, perché, quando, per quali motivi.

Mantenere un approccio pratico significa allenare e promuovere il fattore resiliente della concretezza.

Possiamo aggrapparci a questo pilastro interno e tenere ferma la terra mentre la nostra sensazione è di stare sul mare, sulle onde, in mezzo ad una tempesta oppure di sentirsi come sospesi, per aria, senza appoggio, sentendo e vivendo una realtà percepita in modo surreale, come se si fosse diventati protagonisti e si stesse partecipando alla scena in un set di un film.

Stare poggiati sulla terra, sulla concretezza, sul fare è un medicinale per il nostro equilibrio.

Tuttavia manca un tassello.

In questa narrazione fatta di sfide, di vittorie, di perdite, di imprevisti, di paure la parola immunità ha assunto dei significati che vanno oltre il nostro corpo e sorge la necessità di affrontare il grande tema della prima nostra grande difesa che è il sistema immunitario.

In assenza di gravi patologie, noi tutti siamo portati a dimenticarci che il nostro vero alleato, ora, in questo momento di battaglia è proprio lui, il grande assente dai mass media.

Mai come ora essere immune assume un enorme valore vitale.

Ecco. Noi, esseri umani tra gli umani, imperfetti tra gli imperfetti, potremmo mai colloquiare con il nostro sistema immunitario tramite i pensieri? “ Ciao , dico proprio a te . Sei pronto ad affrontare una battaglia in più che non avevo preventivato?”

In questo tentativo di dialogo interno, se veramente provassimo a farlo, saremmo già avviati in un percorso più sano, perché la scienza, è noto, ha prodotto testi, studi, ricerche sulla relazione tra stress e sistema immunitario.

Quante volte è stato detto e ripetuto che l’esposizione ad agenti stressanti produce una condizione di ridotta resistenza agli agenti infettivi?

Ma non basta, non serve, ora non serve solo la teoria ma la pratica.

E’ importante sviluppare consapevolezza e provare a ragionare in un modo, forse, più articolato.

Che cosa bisognerebbe effettivamente FARE allora?

E’ noto che l'effetto più comunemente osservato negli animali stressati è la comparsa di uno stato di immunodepressione, sia a carico della componente cellulare (riduzione o soppressione della reattività dei linfociti T, riduzione della circolazione dei linfociti T, riduzione dell'attività citotossica dei linfociti, riduzione di intensità delle reazioni di ipersensibilità ritardata ecc.) che di quella umorale (decremento e ritardo nella sintesi di anticorpi contro antigeni specifici, decremento della funzionalità dei linfociti B e delle reazioni di ipersensibilità immediata).

Traducendo ... cosa vuol dire ?

Vuol dire che accanto al lavarsi le mani, mantenere almeno 1 metro di distanza sociale, non frequentare luoghi affollati e così via bisognerebbe dialogare con il proprio sistema immunitario e capire ciò che gli serve ora, per continuare a produrre internamente energia sana e mantenerlo vigile e attivo più che si può.

Provo così a proporre un decalogo poco formale e forbito ma con intenzioni pratiche che ci conducano verso la strada del dialogo interno sano.

  1. DARSI DEGLI ORARI QUOTIDIANI REGOLARI, FISSI, STABILI. La regolarità di alcuni orari, innesca un timer interno, grazie a meccanismi di routine che rassicurano, la ciclicità permette di dare un controllo esterno che poi diventa interno. Ora è fondamentale.

  2. MANTENERE ELEVATE LE ABILITA’ SOCIALI O ALLENARLE. In tempi di social network può essere di aiuto visitare la piazza virtuale, ancor meglio ascoltare la voce umana reale di una persona cara, amica, telefonando, facendosi telefonare, se possibile, senza esagerare con i messaggi scritti oppure incentivare anche l’uso della video telefonata che permette di tenere una visibilità più completa della comunicazione non verbale, importante per la nostra empatia.

  3. DARE ATTENZIONE ALLA NOSTRA COMUNICAZIONE CORPOREA. Fare movimento anche con una camminata da fermi, la ginnastica, i movimenti lenti di rilassamento muscolare, anche stando sul divano, tutto contribuisce a generare da una parte lo scarico della tensione e dall’altro a garantire il permanere della tonicità muscolare.

  4. LASCIAR APERTE LE VIE DELLA FANTASIA. La fantasia, creatività vuol dire anche libertà di essere, di non giudicarsi, di non criticare, di sospendere il tempo, di tornare un poco colorati anche se tutto può sembrarci grigio. Un foglio, dei colori e poi qualcosa uscirà fuori, chissà... oppure una scrittura libera senza freni inibitori.

  5. APRIRSI VERSO L’ASCOLTO MUSICALE. L’udito stimolato attraverso la musica permette di far connettere velocemente più aree cerebrali e facilita la coesione e connessione interna anche tra emozioni e pensieri, tramite immagini, evocazioni, sensazioni, ricordi, esperienze che si rinnovano e sono rigeneranti.

  6. MANTENERE L’ATTENZIONE VIGILE SULL'INFORMAZIONE VA BENE MA DARSI UN PROPRIO REGOLAMENTO. Ognuno sceglie la propria regola, qualche esempio: 1 volta al giorno si vedrà il notiziario, 1 volta al giorno si leggeranno le notizie, evitare di sovraccaricare la mente con notizie continue. Tenere attiva l’attenzione su un pericolo significa da una parte spaventarsi costantemente dall'altra stancare la mente che occupa energia su troppe informazioni da gestire e può andare in saturazione.

  7. SONNO. E’ sempre possibile, per tutti, cercare di mantenere delle sane regole di igiene del sonno come ad esempio limitare l’uso di dispositivi elettronici nella tarda sera perché la luminosità pone l’organismo in uno stato di veglia perenne. In caso di insonnia vera vale la regola di rivolgersi sempre al medico ma non bisogna spaventarsi se si perde qualche ora di sonno. La notte successiva si potranno anche usare delle sonarità prese dalla musicoterapia, quella vera, basta cercarla sul web, ascoltandola con cuffiette e spesso il dormire poi ritorna, se ci siamo accarezzati l’anima.

8) ALCOOL E PSICOFARMACI. In questo caso sarebbe facile scrivere “facciamo i bravi” e con un bel divieto al fai da te, per non rischiare di innescare delle potenziali dipendenze.

Tuttavia ... non è così semplice non abusare, specialmente se si è inclini a dover compensare, con una sostanza, il nostro bisogno psicologico, nel tentativo, conscio o inconscio, di voler sedare sgomento, ansia, depressione, timore, tutti elementi ugualmente percepiti come insostenibili.

In primo luogo va detto che il ricorso alle figure di aiuto è sempre possibile e almen